Mese: ottobre 2015

La storia dell’arte di Gombrich

Non esiste in realtà una cosa chiamata arte.

 

Può capitare che, per puro spirito di avventura, ci si voglia impegnare in una lettura più complessa del solito, sia dal punto di vista tematico che nello stile. Si cerca così un libro imponente (dalle 200 pagine in su, magari) con una copertina il più neutra possibile, scritto in modo così fitto da far sembrare il testo un’unica trama ricamata. Magari ci si lascia un po’ di libertà sulla tematica, cercando di trovare qualcosa affine alle proprie passioni. Nel mio caso, e nel caso di molte persone che conosco, la storia dell’arte potrebbe essere un ottimo spunto. Dopo un’accurata ricerca potreste pensare che “La storia dell’arte” di E. Gombrich sia esattamente il libro che fa per voi. Mi spiace deludervi, ma vi state sbagliando di grosso.
La gradevolezza del testo di Gombrich, per quanto specifico e decisamente più interessante per gli appassionati di arte, sta nel fatto che il racconto è condotto con una leggerezza e maestria tali da rendere comprensibili anche i concetti più complessi della storia dell’immagine e della cultura legata ad essa. Sir Gombrich presenta le varie fasi della storia dell’arte con competenza e precisione scientifica, ma tenendo sempre presente l’elemento umano dietro il segno. Non vi è mai successo di percepire una spiegazione come troppo lontana ed elucubrata rispetto a ciò che potevate vedere (o leggere, nel caso della poesia)? Questo forse perché, quando si spiega, ci si dimentica di mettere in gioco gli aspetti che possono aver influenzato gli artisti in una data epoca, lasciando le teorie sterili e difficili da applicare a quella che si percepisce come realtà.
Un punto di vista che rende ancora più interessante la lettura di questa Storia è che si ha la possibilità di vedere la storia dell’arte da un punto di vista europeo e non solo “italocentrico”. Per molti lo studio della storia dell’arte non ha superato gli anni del liceo e questo si traduce, purtroppo, nella quasi totale ignoranza di cosa è successo nel resto d’Europa prima e dopo il Rinascimento. Grazie allo sguardo sereno e pacato di Gombrich ogni capitolo di questa grande storia viene perciò inserito nella giusta prospettiva, senza creare gerarchie di importanza geografica o culturale. Bisogna anche dire che questo libro non può supplire ad uno studio approfondito dei grandi maestri: l’aspetto museologico, così come lo studio della conservazione dei reperti, vengono messi da parte per lasciare più spazio alla contestualizzazione. Ma bisogna sempre tenere in mente l’obiettivo del libro e le intenzioni dello scrittore: informare. Fare in modo che i segreti di questo mondo si aprissero anche ai non addetti al mestiere, a chi sente di potersi definire “solo un appassionato”.

Per quanto appassionata, anche io sento di avere delle profonde lacune in questo campo, ma mi sono sempre sentita privilegiata all’idea che ogni concetto fosse stato pesato per chi non è riuscito a trasformare la passione in qualcosa di più remunerativo (ma è solo una questione di tempo, l’arte mi farà diventare milionaria). Non mi ripeterò mai abbastanza: “La storia dell’arte” è un libro pensato per tutti. Se invece non siete grandi appassionati di arte, questo libro ha sempre il vantaggio di farvi passare per affascinanti intellettuali.

Briciola d’autore

Sir Ernest Gombrich fu nominato cavaliere della regina nel 1972, dopo essere già stato commendatore dell’ordine dell’impero britannico

La storia dell’arte di Ernest Gombrich, Phaidon, 1046 pgg, 19,50 € (edizione tascabile)

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Antologia di Spoon River

“A novantasei anni avevo vissuto abbastanza, ecco tutto,
e passai ad un dolce riposo.
Cos’è questo che sento di dolori e stanchezza
e ira, scontento e speranze fallite?
Figli e figlie degeneri,
la Vita è troppo forte per voi-
ci vuole vita per amare la Vita.”

 

Antologia di Spoon River Ogni lettore convinto ha dei giganteschi buchi neri nella sua galassia culturale. Ci sono dei libri che sai di dover leggere (come osi definirti un lettore se non l’hai nemmeno sfiorato?) ma che, solitamente per casualità, non passano mai fra le tue mani. Quest’estate però sono riuscita ad alleggerire un po’ il mattone della vergogna che mi impediva di digerire e ho letto Antologia di Spoon River. Ah, che soddisfazione averlo fra le mani, andare a caccia dei nove personaggi cantati da De Andrè e perdermi completamente in un libro come non accadeva da tempo.

Devo fare un piccolo appunto perché spesso, se vogliamo essere onesti, Spoon River e De Andrè viaggiano su quella linea sottile fra il poser e l’appassionato convinto. E soffro profondamente quando divento emblema di questa ambiguità. Ma fidatevi se vi dico che a me Faber piace assai, e in modo molto spontaneo.

Fatto questo preambolo, passiamo al sugo della recensione. Di cosa parla Antologia di Spoon River? E perché ha questo effetto così forte su chiunque lo legga? 
Il signor Edgar Lee Masters si guadagnava da vivere come avvocato, ma riteneva il mestiere un po’ troppo arido per lui. Aveva sempre amato scrivere e più volte aveva provato a pubblicare, ma l’ispirazione non era mai stata dalla sua. Finché un giorno, stando all’aneddotica che ci piace tanto, sua madre venne a trovarlo e gli raccontò alcuni pettegolezzi su i suoi vecchi concittadini, passati a miglior vita e non. Lampo di luce. Da lì decise di raccontare il microcosmo di Lewiston e Petersburg, i villaggi della sua infanzia, attraverso gli epitaffi di chi non c’era più. In questo modo avrebbe potuto raccontare una storia universale partendo dai ritratti di chi conosceva meglio. Ma la genialità di Masters sta principalmente nell’aver avuto degli ottimi modelli a cui guardare per rendere la sua opera un classico moderno. A partire dall’Antologia Palatina, una raccolta di epigrammi greci alcuni dei quali funerari e satirici, per arrivare a Dante e il suo viaggio nei regni della morte, Omero e il connazionale Walt Whitman. Da questi modelli trasse la forma, il senso di ineluttabilità del destino dell’uomo che, però, si è ormai spogliato dei legami di cortesia richiesti sulla terra. Perché ora che la morte e giunta, non c’è più bisogno di nascondersi dietro l’educazione e la formalità, si può dar fuoco alle polveri e mettere a nudo l’ipocrisia di una vita falsa. Ma cioè che è ancora più forte, e personalmente che mi ha colpito di più, è stata la maestria nel rendere storie singole, uniche e personali, drammi comprensibili e immediatamente empatici. Forse perché anche il tipo di linguaggio utilizzato è semplice, scarno ed immediato. Di immediata comprensione ma inspiegabile bellezza.

Le storie sono sempre viste in prospettiva del singolo, che ha finalmente la possibilità di dire la sua opinione dei fatti. In molte occasioni però Masters dà voce a più di un personaggio su uno stesso fatto, così da sfaccettare i punti di vista e rendere il lettore consapevole dell’ambiguità della vita. E così, anche dall’aldilà, le ragioni terrestri continuano a lottare.

Non tutte le lapidi rimpiangono però, così come non tutte chiedono vendetta. Perché nel caleidoscopico cimitero di Masters c’è anche chi dalla vita ha saputo trarre il meglio, ha saputo sconvolgere i canoni della società e nella vita ha trovato la forza per morire “senza nemmeno un rimpianto”.

Briciola d’autore

 Il fotografo William Willington ha deciso di ripercorrere le strade dell’immaginaria Spoon River, in una raccolta di foto arricchite da testi inediti di Fernanda Pivano, la prima traduttrice italiana dell’Antologia. Ecco il link http://www.williamwillinghton.com/
Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters, Einaudi, pagg. 554, cartaceo 11,90 €