Ragazzi

La dichiarazione

“Il mio nome è Anna.

Mi chiamo Anna e non dovrei essere qui. Non dovrei nemmeno esistere.

Invece esisto.”

 

La dichiarazioneQualche tempo fa mi è capitato di avere una discussione piuttosto coinvolgente con un mio amico, il cui tema può sembrare poco attraente data la risposta piuttosto scontata. La domanda era: se tu potessi, vorresti vivere per sempre?
Cosa dire di pancia, se non “ovviamente si”? E dubito sinceramente che qualcuno avrebbe potuto rispondere negativamente, senza magari rifletterci su per un po’. Voglio dire, proviamo ad immaginare gli immediati vantaggi: niente più paura della morte, del dolore e della vecchiaia; niente più limiti temporali, niente più piani per il futuro, niente più spreco di tempo (non puoi sprecare una risorsa illimitata), e tanto altro. Il problema è che, più la lista dei vantaggi diventa lunga, più cresce un certo senso di angoscia nei confronti di questa illimitata possibilità. È difficile da spiegare, ma si ha la sensazione che il poter fare tutto senza un vero e proprio limite di tempo (pensate al semplice fatto che si potrebbero recuperare tutte le ore di sonno perse) abbassi il loro valore, le ricopra di un velo di semplice…inutilità. Il secondo grosso problema è: e se non foste solo voi ad essere immortali? Se tutta la popolazione mondiale avesse la possibilità di vivere in eterno? Noi quel giorno non abbiamo toccato quel tasto, ma Gemma Malley aveva cercato di dare una risposta un bel po’ di tempo prima.

2140, il mondo è popolato da circa 8 miliardi di persone, delle quali l’80% è nato nei primi anni 2000. Questo è possibile grazie alla Longevità, una medicina che, se presa regolarmente, garantisce l’eterna giovinezza e la possibilità di non morire di vecchiaia. Peccato però che la vita eterna richieda un prezzo alto da pagare: per garantire un adeguato sfruttamento delle risorse ed evitare una terribile sovrappopolazione, chi sceglie di non morire, deve anche scegliere di non procreare. Questa legge è garantita dalla Dichiarazione, che i diversi governi nazionali hanno firmato all’unanimità. Ma, come in ogni sistema complesso e delicato, non tutti, per sbaglio o per volontà, riescono a rispettare questa legge. Esistono infatti le Eccedenze, bambini nati da coppie che non hanno esplicitamente firmato la Rinuncia (rinuncia a prendere la Longevità e quindi alla vita eterna). In molti paesi le Eccedenze vengono eliminate alla nascita, ma nella civilissima Inghilterra, dove si svolge il romanzo, i bambini vengono catturati e rinchiusi nelle Case di Eccedenza, dove viene loro insegnato ad espiare il loro essere al mondo attraverso la possibilità di diventare Utili per i Legali. 
Diventare un’Utile è anche il principale desiderio di Anna, la protagonista del romanzo di Malley. Essendo un’Eccedente, le è stato insegnato che la sua esistenza, frutto dell’egoismo sconsiderato dei suoi genitori, è uno sbaglio e che la vita orribile che conduce nel collegio/prigione sia uno dei pochi modi che possiede per giustificare la sua inutile presenza sulla Terra. Anna, un po’ per il suo zelo, un po’ per le idee inculcate in collegio, abbraccia pienamente questa condizione finché non incontra Peter, un Eccedente di quindici anni che non sembra mai essere stato sfiorato dal’indottrinamento. Lui non si vergogna di esistere, non crede di essere un ladro di diritti ma anzi reclama ciò che gli spetta in quanto essere umano. Per quanto questo atteggiamento possa turbare e infastidire Anna, quello che la sconvolge di più è il fatto che Peter sembra essere arrivato a Grange Hall solo per lei. Conosce il suo cognome, i suoi pensieri più “eretici” e soprattutto, i suoi genitori. Davanti questa inaspettata novità, la ragazza si scopre sempre meno indifferente alla sensazione di oppressione e di ingiustizia che ha sempre percepito nella sua vita, affrontando finalmente il mondo dei Legali con uno sguardo libero dal senso di colpa. Questo però non vuol dire che la libertà sia a portata di mano. Perchè se anche una coscienza si sveglia, il sistema rimane chiuso. E per combattere, e capire il proprio valore di esseri umani, bisogna essere pronti a sacrificare tutto quello che si ama.

Perchè leggerlo?

Il romanzo, esagerando un po’ secondo me, è stato paragonato a capolavori del mondo distopico come “1984” di Orwell e “La Strada” di McCarthy. Ora, per quanto l’atmosfera possa essere cupa e psicologicamente angosciante, non si arriva certo ai picchi di “controllo paranoico” raggiunti da Orwell. Anche la violenza fisica, dipinta a tratti così cruenti nel mondo post-apocalittico di McCarthy, si limita a delle percosse e a degli stanzoni di isolamento dove vengono tenuti gli Eccedenti disiobbedienti. Quello che veramente rende il romanzo affascinante è la riflessione sull’inutilità e la pericolosità di nuove vite una volta conquistato il traguardo della vita eterna. Questa, di per sé, è innaturale, nel senso che contrasta in pieno con il ciclo della morte e della vita, che ha visto l’umanità avvicendarsi e trasformarsi sulla terra negli ultimi millenni. Se da un lato, quindi, non si muore più, non si può nemmeno più nascere. Non c’è bisogno di arrivare al 214o e alla miracolosa vita eterna per rendersi conto che le risorse indispensabili alla sopravvivenza sono limitate, e lo sfruttamento intensivo della Terra non ha risvolti positivi per i suoi abitanti (permettetemi questo eufemismo). Abbiamo così, a confronto, l’impossibile da sempre desiderato (vita eterna ed eterna giovinezza) e il naturale risorgere delle forze che diventa una minaccia per chi vive già. Malley descrive con chiarezza quanto i bambini siano diventati una sorta di marchio di vergogna, una brutta abitudine da evitare, che in un futuro non poi tanto lontano (gli scienziati inventano la Longevità nel 2030) diventano un vero e proprio pericolo per l’equilibrio mondiale. Penso che questo capovolgimento così amaro, ma non così improbabile (vedi Cina), sia il vero punto di forza del romanzo. Lo stile è semplice, chiaro e scorrevole, e permette di divorare il libro in poco tempo, senza perdere però nessuna delle riflessioni che l’autrice porta a galla mano a mano che la fine si avvicina. Perché, come tutti i bravi romanzieri distopici, Malley si schiera e costringe il lettore a prendere una posizione, necessariamente pro o contro.

Briciole d’autore

L’idea per il romanzo arrivò quando l’autrice, giornalista per Sunday Telegraph, si ritrovò a fare un articolo sull’impennata dell’età media in alcune regioni inglesi, di fronte ad un vertiginoso calo delle nascite.

 

La dichiarazione di Gemma Malley, Salani, pagg. 304, cartaceo 16,50 €

 

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Margherita Dolcevita

Tutto era perduto? Era inevitabile che fosse cambiato? Dovevo dimenticare? Dobbiamo chiudere gli occhi? Dobbiamo perdonare, poiché ognuno vive di briciole? Dobbiamo pensare che tutto ciò che ci tormenta è ben piccola cosa visto dalle lontanissime stelle, Altazor, Grapatax, Mab, Zelda e Dandelion? Oppure, proprio perché siamo piccola cosa, dobbiamo combattere per la nostra briciola di giustizia, o le stelle crolleranno?

 

Margherita DolcevitaQuesto è un post molto speciale. Prima di tutto perché un mio caro amico mi ha chiesto di parlare di Stefano Benni, autore che entrambi adoriamo. E, last but not least, perché Margherita e io siamo diventate amiche ben sette anni fa. Che relazione duratura, eh? Già è difficile mantenere i contatti con gli amici veri, figuriamoci con quelli cartacei. Di Margherita, però, non ti dimentichi facilmente. O meglio, te ne innamori così in fretta che poi è praticamente impossibile lasciarla invecchiare nel dimenticatoio. Quando ho letto il libro per la prima volta, la sua energia mi ha travolta: cicciottella e lentigginosa, innamorata della vita ma con una sana dose di scetticismo, Margherita affronta la società del suo tempo, la nostra società, con la coscienza pulita e battagliera. E come potevo non capirla, da brava quattordicenne idealista e combattiva? Sentivo anche io di stare lottando contro un mondo corrotto, che aveva smesso di cercare la bellezza negli sbuffi creati dalla polvere, quando un raggio di sole la illumina.

Anche la famiglia di Margherita si rivela folle ma adorabile. Il padre, gentile e un po’ sbadato, passa il tempo libero ad aggiustare biciclette. La mamma, invece, è completamente ammaliata da una telenovela della quale non riesce a perdere una puntata e passa il tempo a fumare sigarette immaginarie. Giacinto ed Eraclito, i due fratelli della ragazza, sono semplicemente agli antipodi. Il primo, come tutti i diciottenni, divide i suoi pensieri quasi equamente fra il calcio e il sesso, mentre il secondo, più piccolo di Margherita, è un piccolo genio incompreso. A completare lo strambo quadro familiare si aggiungono poi il nonno Socrate, i cui famosi detti aiutano sempre la protagonista nei momenti di difficoltà, e il piccolo meticcio Pisolo.
L’armonia di questa singolare famiglia viene sconvolta dall’arrivo di un cubo nero che, nel giro di una notte, è stato eretto proprio accanto casa loro. E cosa contiene questo oggetto di kubrickiana memoria? La famiglia Del Bene. Ricchi da far schifo, superficiali e snob, incarnano da soli molto di quello che Benni, attraverso la sua rotonda protagonista, disprezza della società moderna. La loro casa è il trionfo della tecnologia, ma di un libro nemmeno l’ombra. Il giardino, ampio è curato, è invece solo un triste tappeto di erba sintetica, pieno di pesticidi per tenere lontano gli insetti molesti. Come se non bastasse, poi, i familiari di Margherita sono totalmente ammaliati da questi automi imbellettati. Il padre entra in affari con signor Del Bene, mentre la madre viene ipnotizzata dal megaschermo che i dirimpettai le mettono a disposizione. Giacinto si innamora perdutamente di Labella, modello di bellezza e antipatia, mentre solo il piccolo Eraclito e il nonno restano fedeli ai vecchi valori. Da casa Del Bene però non arrivano solo sventure. Lì infatti vive anche Angelo, che col resto della famiglia però non ha praticamente nulla in comune. Sarà per gli occhi alla Anthony Hopkins, sarà perché finalmente Margherita sente che qualcuno le è vicino in questa strana vicenda, fatto sta che l’amore arriva anche per la ragazzina, ed è un amore che fa male.

Perché quando due mondi così diversi si scontrano, è impossibile pensare alla convivenza. E il mondo di una ragazza genuina, che crede nella sincerità dei rapporti umani e rispetta la natura attorno a sé, è destinato a soccombere davanti a quello opportunista e plastificato dei Del Bene. E come in tanti suoi altri libri, Benni, che ha condotto il lettore a sorridere dei mali di questa sciocca società, alla fine non lascia spazio alla speranza. Questo mondo colorato e asimmetrico non può sopravvivere davanti alla grigia e piatta aridità Delbenista, e tutto quello che ne rimane, alla fine, è polvere.

Perchè leggerlo?

Il finale di questo libro vi farà arrabbiare, e anche tanto. Siete arrivati fino alle ultime pagine pieni di dubbi, paure e voglia di vedere se questa ragazzina furba e irriverente riuscirà a capovolgere la fine inesorabile che sembra intrappolare tutti i suoi conoscenti. E non solo non sarete soddisfatti, ma vi sentirete anche un po’ stupidi. Perché vi sembrerà di non aver capito un bel niente di quel guazzabuglio polveroso e confuso, frutto forse, forse, di una mancanza creativa dell’autore. Ma sarete ancora più arrabbiati perché avete creduto in Margherita, nel suo sguardo puro e allegro. Vi siete così tanto affezionati che no, non la accettate una fine così.
In fondo, però, sapete di non aver perso tempo. Il mondo che Benni ha creato è così colorato e folle che vi piace l’idea di poter trasportare un po’ di quella sana stranezza nelle vostre vite, mescolandola con la spontaneità che ormai sembra essere diventata solo una macchia grigia sui nostri noiosi abiti di ogni giorno. Non importa se queste sensazioni sembrano sempre più oppresse dal triste mondo dei Del Bene. Finché puoi leggerle, finché senti che dentro di te si scavano una cuccia viva e confortevole, puoi sempre ricordarti che quando sei allegro, la vita diventa anche dolce.

Briciole d’autore

Benni adora, verbo che comunque rimane riduttivo, inventare parole per raccontare un po’ meglio i suoi strani personaggi: cancatalogo, biomerdonizzata, pallavolare, nutellista…

Margherita Dolcevita di Stefano Benni, Universale Economica Feltrinelli, pagg. 208, cartaceo € 8,00, e-book € 5,99

Diana, Cupido e il Commendatore

Mi sono innamorata. Tu non ci crederai, ma è proprio vero. E la conseguenza è che non mi taglierò più i capelli. Sai perché? Anche LUI li ha lunghi!”

Diana, Cupido e il Commendatore Capita che, per ricordare una scena o un dialogo, si tiri fuori dalla libreria un vecchio libro polveroso. Così lo si sfoglia alla ricerca di quel dettaglio preciso, soffermandosi con con una certa accuratezza su alcuni punti piuttosto che su altri. Capita però che, nonostante la ricerca sia stata fruttuosa e veloce, non si riesca a rimettere quel libro a posto. Si sa bene che la pila dei libri sul comodino è già alta, e si sa ancora meglio che non c’è il tempo per ri-leggere, ma il tuo naso rimane lì, incastrato fra le pagine.

Diana, Cupido e il Commendatore è proprio uno di quei libri. Ho perso il conto di quante volte l’ho riletto, ma riesce sempre a rendermi felice, esattamente come quando avevo dodici anni.

Diana, la protagonista, ha solo undici anni quando si trova a dover cambiare città, scuola e amici per andare a vivere nel “castello” del Commendatore, il terribile, avaro e ignorante nonno. I due si ricordano a stento l’uno dell’altro, dato che la mamma di Diana, l’aristocratica Astrid, ha litigato col burbero signore quando lei era soltanto una bambina. Il motivo? Cupido, piccola divinità combinaguai, che si diverte a creare scompiglio nelle vite altrui. Così Diana e Zelia, la sua sorellina, si ritrovano a dover fronteggiare parenti sconosciuti, insegnanti scontrose e terribili ingiustizie. Niente panico però: Prisca, Elisa e Rosalba, le amiche di Ascolta il mio cuore, sono pronte a scendere in campo al fianco delle sorelle Serra.

Perchè leggerlo?

Anche se siete un po’ grandicelli per tuffarvi nel mondo della Pitzorno, non potrete non adorare la vitalità dei suoi personaggi, il modo unico in cui ciascuno di loro affronta le piccole e le grandi sfide della vita. La Pitzorno usa la penna come uno scalpello: lima e definisce i contorni fino a quando ogni personaggio e ogni situazione non diventano memorabili e, allo stesso tempo, familiari. Un discorso a sé meritano poi le grandi e piccole battaglie che attraversano tutto il libro. Che si tratti di un litigio fra madre e figlia o di una guerra di Troia simulata per gioco, tutto diventa una questione di vita o di morte, qualcosa per cui vale la pena sacrificarsi in caso di mancata vittoria. Pensate sia esagerato per una ragazzina di 12 anni? Non vi resta che aprire il libro e scoprirlo. 

Briciola d’autore

I libri di Bianca Pitzorno, compreso Diana, sono illustrati da Quentin Blake, re indiscusso dei disegni a china.

(Diana, Cupido e il Commendatore di Bianca Pitzorno, Mondadori, pagg. 301, cartaceo € 9,00, e-book € 4,99)