marabù

Tolleranza zero

Eravamo.io.e.Jamieson.
Solo noi.
In viaggio, questo viaggio forsennato a tavoletta attraverso questo strano territorio su questo strano veicolo.
Solo io e Sandy Jemieson.
Ma loro cercavano di disturbarmi, cercavano di svegliarmi; come sempre. Guai al mondo se lasciano in santa pace questo can che dorme.
S’immischiano sempre.

Tolleranza zeroQuando ho incontrato questo libro, l’estate della maturità era praticamente finita, ad ottobre avrei iniziato l’università e lasciato amici e parenti. C’era un sentimento di strana malinconia nell’aria, misto a timida curiosità per quello che mi aspettava. Non so di cosa avessi bisogno veramente per superare quella strana tensione fra il conosciuto e il possibile, ma sapevo che cercavo qualcosa di forte, di così profondamente brutale da staccarmi per almeno qualche ora da quei pensieri molli. Ho chiesto così al mio ragazzo, grande esperto di letteratura disagiata, che ha deciso di prestarmi “Tolleranza zero”. “Ne sei proprio convinta? Guarda che è pesante eh, se non riesci a finirlo posso anche capirti”. Peccato che l’idea di non finirlo non fosse nemmeno in programma. Come si può affrontare un libro del genere con l’idea di mollarlo perché non si riesce ad andare avanti? Non puoi entrare dentro tanta cattiveria senza cercare, fino alla fine, un briciolo di umanità.

Roy Strang è un ragazzo cresciuto nella corea di Edimburgo, quartiere periferico e malfamato, con un padre violento e sadico, una madre razzista e quattro fratellastri. Roy, brillante a scuola ma continuamente bersagliato a causa del suo brutto aspetto, si vendica con gesti efferati e violenti. L’unico momento di felicità arriva quando la famiglia si trasferisce in Sudafrica, dove lo zio Gordon, viscido e gentile al tempo stesso, ricatta l’attenzione del ragazzino con piccoli regali. Il ritorno in Scozia è un trauma per Roy, che sfoga la sua insoddisfazione unendosi ad un gruppo di ultras dell’Hibernian. Da questo momento in poi l’escalation di cattiveria cresce esponenzialmente. Fra risse, accoltellamenti e ubriachezza molesta il piccolo Strang diventa un uomo senza scrupoli, completamente disumano. Fino a che un terribile incidente, con il quale lui non ha apparentemente nulla a che vedere, cambia per sempre la sua vita.

In tutta questa follia c’è anche un misterioso “altrove” dove Roy si lascia trascinare quando il ricordo della sua storia diventa soffocante. In questo strano non-luogo, che ricorda la savana africana della sua infanzia, Strang deve trovare il marabù, terribile uccello predatore, e ucciderlo, per liberarsi finalmente dal male che ha distrutto la sua vita. Ma chi è davvero il marabù? Sono i suoi sensi di colpa, i compagni hooligans o semplicemente la crudeltà di un mondo dove solo chi offende sopravvive?

Perchè leggerlo?

Arrivati a questo punto vi starete sicuramente chiedendo: “ma perché mai dovrei scegliere consapevolmente di sorbirmi questa doccia di crudeltà grezza?” Il motivo è semplice, e forse anche un po’ ovvio. Per trasmettere così bene un mondo solitamente dipinto dalle voci paternalistiche dei giornali, si deve per forza essere cresciuti lì dentro. E ogni singolo pensiero, insulto, descrizione o sentimento è stato visto o provato da Welsh, che gli ha dato forma attraverso le parole. E queste parole sono taglienti e sporche, coltelli arrugginiti così vividi da far sanguinare. Tutto quello che leggi diventa così reale da coinvolgerti immediatamente, senza lasciare scampo a dubbi o pietà. Ogni azione, invece di sembrare troppo scellerata per essere vera, diventa il ricordo di una vita terribile che, per fortuna, non è mai stata nostra.

Penso anche che, ogni tanto, ci si debba scontrare con un libro lontano dal nostro gusto solito, così da poter scoprire che si può essere scrittori senza poesia da rincorrere, ma con solo un mondo marcio da raccontare. Un libro così ti fa improvvisamente sentire più vivo, ti trascina giù dalla personale torre di dorata lettura per farti sentire la puzza dell’asfalto e il sapore di sangue in bocca.

Briciola d’autore

Il titolo originale del libro, Marabou Stork Nightmares, in Italia è stato tradotto con lo slogan di una campagna sociale degli anni ’70, che invitava a mostrare “Tolleranza zero” contro chi ritiene la violenza l’unica forma di dialogo.

Tolleranza zero di Irvine Welsh, Guanda, pagg. 308, cartaceo 14,46

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