società

Margherita Dolcevita

Tutto era perduto? Era inevitabile che fosse cambiato? Dovevo dimenticare? Dobbiamo chiudere gli occhi? Dobbiamo perdonare, poiché ognuno vive di briciole? Dobbiamo pensare che tutto ciò che ci tormenta è ben piccola cosa visto dalle lontanissime stelle, Altazor, Grapatax, Mab, Zelda e Dandelion? Oppure, proprio perché siamo piccola cosa, dobbiamo combattere per la nostra briciola di giustizia, o le stelle crolleranno?

 

Margherita DolcevitaQuesto è un post molto speciale. Prima di tutto perché un mio caro amico mi ha chiesto di parlare di Stefano Benni, autore che entrambi adoriamo. E, last but not least, perché Margherita e io siamo diventate amiche ben sette anni fa. Che relazione duratura, eh? Già è difficile mantenere i contatti con gli amici veri, figuriamoci con quelli cartacei. Di Margherita, però, non ti dimentichi facilmente. O meglio, te ne innamori così in fretta che poi è praticamente impossibile lasciarla invecchiare nel dimenticatoio. Quando ho letto il libro per la prima volta, la sua energia mi ha travolta: cicciottella e lentigginosa, innamorata della vita ma con una sana dose di scetticismo, Margherita affronta la società del suo tempo, la nostra società, con la coscienza pulita e battagliera. E come potevo non capirla, da brava quattordicenne idealista e combattiva? Sentivo anche io di stare lottando contro un mondo corrotto, che aveva smesso di cercare la bellezza negli sbuffi creati dalla polvere, quando un raggio di sole la illumina.

Anche la famiglia di Margherita si rivela folle ma adorabile. Il padre, gentile e un po’ sbadato, passa il tempo libero ad aggiustare biciclette. La mamma, invece, è completamente ammaliata da una telenovela della quale non riesce a perdere una puntata e passa il tempo a fumare sigarette immaginarie. Giacinto ed Eraclito, i due fratelli della ragazza, sono semplicemente agli antipodi. Il primo, come tutti i diciottenni, divide i suoi pensieri quasi equamente fra il calcio e il sesso, mentre il secondo, più piccolo di Margherita, è un piccolo genio incompreso. A completare lo strambo quadro familiare si aggiungono poi il nonno Socrate, i cui famosi detti aiutano sempre la protagonista nei momenti di difficoltà, e il piccolo meticcio Pisolo.
L’armonia di questa singolare famiglia viene sconvolta dall’arrivo di un cubo nero che, nel giro di una notte, è stato eretto proprio accanto casa loro. E cosa contiene questo oggetto di kubrickiana memoria? La famiglia Del Bene. Ricchi da far schifo, superficiali e snob, incarnano da soli molto di quello che Benni, attraverso la sua rotonda protagonista, disprezza della società moderna. La loro casa è il trionfo della tecnologia, ma di un libro nemmeno l’ombra. Il giardino, ampio è curato, è invece solo un triste tappeto di erba sintetica, pieno di pesticidi per tenere lontano gli insetti molesti. Come se non bastasse, poi, i familiari di Margherita sono totalmente ammaliati da questi automi imbellettati. Il padre entra in affari con signor Del Bene, mentre la madre viene ipnotizzata dal megaschermo che i dirimpettai le mettono a disposizione. Giacinto si innamora perdutamente di Labella, modello di bellezza e antipatia, mentre solo il piccolo Eraclito e il nonno restano fedeli ai vecchi valori. Da casa Del Bene però non arrivano solo sventure. Lì infatti vive anche Angelo, che col resto della famiglia però non ha praticamente nulla in comune. Sarà per gli occhi alla Anthony Hopkins, sarà perché finalmente Margherita sente che qualcuno le è vicino in questa strana vicenda, fatto sta che l’amore arriva anche per la ragazzina, ed è un amore che fa male.

Perché quando due mondi così diversi si scontrano, è impossibile pensare alla convivenza. E il mondo di una ragazza genuina, che crede nella sincerità dei rapporti umani e rispetta la natura attorno a sé, è destinato a soccombere davanti a quello opportunista e plastificato dei Del Bene. E come in tanti suoi altri libri, Benni, che ha condotto il lettore a sorridere dei mali di questa sciocca società, alla fine non lascia spazio alla speranza. Questo mondo colorato e asimmetrico non può sopravvivere davanti alla grigia e piatta aridità Delbenista, e tutto quello che ne rimane, alla fine, è polvere.

Perchè leggerlo?

Il finale di questo libro vi farà arrabbiare, e anche tanto. Siete arrivati fino alle ultime pagine pieni di dubbi, paure e voglia di vedere se questa ragazzina furba e irriverente riuscirà a capovolgere la fine inesorabile che sembra intrappolare tutti i suoi conoscenti. E non solo non sarete soddisfatti, ma vi sentirete anche un po’ stupidi. Perché vi sembrerà di non aver capito un bel niente di quel guazzabuglio polveroso e confuso, frutto forse, forse, di una mancanza creativa dell’autore. Ma sarete ancora più arrabbiati perché avete creduto in Margherita, nel suo sguardo puro e allegro. Vi siete così tanto affezionati che no, non la accettate una fine così.
In fondo, però, sapete di non aver perso tempo. Il mondo che Benni ha creato è così colorato e folle che vi piace l’idea di poter trasportare un po’ di quella sana stranezza nelle vostre vite, mescolandola con la spontaneità che ormai sembra essere diventata solo una macchia grigia sui nostri noiosi abiti di ogni giorno. Non importa se queste sensazioni sembrano sempre più oppresse dal triste mondo dei Del Bene. Finché puoi leggerle, finché senti che dentro di te si scavano una cuccia viva e confortevole, puoi sempre ricordarti che quando sei allegro, la vita diventa anche dolce.

Briciole d’autore

Benni adora, verbo che comunque rimane riduttivo, inventare parole per raccontare un po’ meglio i suoi strani personaggi: cancatalogo, biomerdonizzata, pallavolare, nutellista…

Margherita Dolcevita di Stefano Benni, Universale Economica Feltrinelli, pagg. 208, cartaceo € 8,00, e-book € 5,99

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